Salviamo Scaloria

Scoperta casualmente nel 1932 in seguito ai lavori di scavo relativi alla costruzione dell’Acquedotto Pugliese, al suo interno si rinvennero sepolture e vasellame risalenti al Neolitico medio. Nel 1967, dopo aver superato un serie di angusti passaggi, due giovanissimi neospeleologi locali esplorarono un secondo grande ambiente (la cosiddetta “Scaloria Bassa”) che riaccese l’interesse per la grotta. In tal luogo furono ritrovati moltissimi vasi, manufatti in selce e resti osteologici di notevole interesse. Il prof. Santo Tinè (Ordinario di Archeologia presso l’Università di Genova), con l’aiuto degli speleologi della Commissione Grotte E. Boegan di Trieste, si occupò del recupero e dello studio dei preziosi reperti. Circa dieci anni dopo le ricerche ripresero grazie all’impegno degli Istituti di Archeologia delle Università di Los Angeles e Genova e furono premiate con il ritrovamento di altri straordinari reperti costituiti da ossa appartenute ad animali quali l’uro, lo stambecco, il daino, il capriolo, ecc. Furono, inoltre, rinvenuti utensili in selce e oggetti in ceramica ascrivibili ad un arco di tempo compreso tra i ventimila ed i quattromila anni addietro.

Oggi questo tempio della preistoria garganica, noto per aver fornito il maggior numero di dati sul Neolitico nell’ambito dell’Italia su orientale, giace in uno stato d’incredibile abbandono. Del cancello che ne proteggeva l’ingresso ormai non resta più traccia: chiunque può entrare nella grotta e prelevare il suo souvenir. Puntualmente, ad ogni nuovo sopralluogo, si constatano il progressivo degrado e i danni perpetrati da improvvisati Indiana Jones, che spesso s’introducono nella grotta facendo razzia di stalattiti e dei pochi frammenti ceramici rimasti. Non è difficile osservare scritte-ricordo che deturpano le pareti o imbattersi in mucchi di rifiuti e cumuli di concrezioni distrutte.

Chi pensa che la Scaloria abbia ormai rivelato tutti i suoi segreti si sbaglia: vi sono ancora luoghi (fortunatamente poco accessibili) dov’è ancora possibile ammirare l’arte dell’uomo neolitico, ma fino a quando? Alcune importanti scoperte biospeleologiche hanno inoltre fatto comprendere la notevole importanza che la cavità riveste anche sotto questo aspetto. Ma la delicata fauna ipogea esistente è gravemente minacciata dalla presenza di sostanze inquinanti di notevole pericolosità quali, in particolare, le micidiali pile a secco abbandonate che si rinvengono ovunque.