Il gioco del BUIO

IL  BUIO

Scritto da: Cosimo Castigliego           ( foto )

In un soleggiato sabato di Marzo, noi del Gruppo Speleologico Dauno, organizziamo con una scolaresca la visita alla Grotta di Montenero.

I bambini arrivano al parcheggio con un piccolo bus e scendono accompagnati dalla loro suora, curiosi di provare una nuova esperienza  “LA GROTTA”.

I più audaci vogliono sfidare gli animali feroci.

I più acuti raccolgono pietre e fiori mai visti prima, rarità da mostrare a chi da sempre risponde ai loro perché.

I più pigri, arrivati all’ingresso della grotta su di un’altura, si sono sentiti per un giorno Reinhold Messner.

Io, con la curiosità di un bambino che vede per la prima volta la Grotta di Montenero, mi affaccio all’ingresso di una delle cavità più rinomate del Gargano, descritta nei libri di storia fin dal 1800.

Accendiamo le piccole lampade che abbiamo portato, fanno luce a sufficienza per mostrare tutta la magia della grotta, con le sue due sale concrezionate e uno stillicidio continuo che alimenta una pozza d’acqua come se segnasse il tempo, dove il tempo non scorre.

I bambini con stupore ed attenzione arrivano all’ultima sala, Paolo li attende per spiegare come si è formata la grotta, alcuni attenti alla lezione altri distratti a fantasticare con mostri che volano nella sala mentre la suora li richiama all’attenzione.

Paolo termina la lezione, Luigi si erge su una concrezione e chiama all’attenzione tutti i bambini, “ADESSO FACCIAMO UN GIOCO !”, i bambini curiosi di quale gioco si potesse fare in grotta rivolti verso Luigi aspettano le regole e Luigi continua, “ SPEGNEREMO TUTTE LE LUCI E IMMOBILI IN SILENZIO GIOCHEREMO AL BUIO ”.

Per i bambini è stato un gioco nuovo, per ben due volte quel buio profondo ha ampliato la loro fantasia e dopo aver accese le lampade sono tornati nel recinto del mondo reale.

In quei momenti mi sono chiesto:

“ C’E’ QUALCOSA DI PERSISTENTE IN NOI PIU’ DEL BUIO ?“

“ CREDO DI NO “

Possiamo percepire un’emozione, una presenza, uno stato d’essere, che non sono continue perché vengono interrotte da altri fattori, ragionamenti, azioni meccaniche, distrazioni visive.     Solo il buio è sempre uguale a se stesso, basta chiudere gli occhi ed ecco il buio.

Ma in grotta è magico gli occhi sono aperti e non c’è oscurità più profonda perché la vedi, la percepisci, ti porta all’origine quando la luce e il firmamento non erano ancora apparsi.

Ciò ci fa lasciare ogni traccia di ciò che siamo o crediamo di essere, ogni schema, ogni certezza, ogni abitudine vengono risucchiati da questo signore degli abissi, la pace interiore che trasmette ti porta ad uno stato di equilibrio mentale.

Non credo che nelle scuole elementari chi insegna inviti i bambini a giocare al buio.

Alla nostra società interessa che i bambini apprendano nozioni di cui servirsi nella vita non un’educazione sul buio, anzi ci prodighiamo per riempirla di luce perché il buio esalta la paura del vuoto e del nulla.

Credo che la solitudine ci faccia paura proprio a causa del legame che abbiamo creato con l’oscurità, eppure è là, ci accompagna in ogni passo della nostra vita, basta giocarci e si possono percepire i benefici e per questo che a nome di tutti i bambini ringrazio Luigi di avermi insegnato un bellissimo gioco, "IL GIOCO DEL BUIO".