C’è poco da dire … PDF Stampa E-mail

C’è poco da dire … questo ponte dei morti è stato decisamente distruttivo ma al contempo costruttivo!

E’ stata la nuova scoperta del gruppo speleologico a far sì che questo fine settimana i monti Alburni ci accogliessero in un tripudio di colori, profumi e sapori. Il bosco si tingeva delle calde sfumature del rosso, del giallo e dell’arancio, le foglie non sentivano la malinconia del vento freddo che le portava via…. Le viti e gli alberi da frutta erano carichi e pronti per la raccolta, il paesaggio offriva, prima che giungesse l’inverno, uno spettacolo grandioso.

Tutto era alimentato dalle speranze e dalle aspettative di ognuno di noi, il momento più bello e festoso delle nostre intense giornate (quasi “sacrale” oserei dire): LA CENA.

Eravamo entusiasti della scoperta: GRAVA DEL PUNTILLO (chiedete pure ad Alessio come mai questo nome), ci scambiavamo idee, opinioni, ipotesi su quel pozzo che ci aveva tanto fatto sognare…-Un 100! -ripetevamo mentre ci brillavano gli occhi (a me un po’ meno perché sarebbe stato il mio primo pozzo degno di questo nome e non sapevo come e se me la sarei cavata).

In conclusione quel piccolo pertugio ci ha aperto un mondo, quel mondo che è diventato per me una vera passione.

L’ingresso era abbastanza ostile, angusto, stretto, ma con la calma, la pazienza e l’immancabile voglia di scoprire, proseguivo… vedere con i miei occhi cosa mi aspettava oltre era l’unico obiettivo di quella giornata (oltre ovviamente alla voglia di uscire viva dalla grotta!).

Più avanzavo più il desiderio di raggiungere il tanto discusso 100 aumentava… sentivo sempre più vicine le voci degli altri che chiacchieravano, ridevano e aspettavano che li raggiungessi per dare il via alla risalita… Non vedevo l’ora di condividere la felicità e l’emozione per quello che avevo visto e avevamo visto… Sporgendomi da una cengia ciò che mi stava aspettando non era, purtroppo, un pozzo da 100. Le nostre aspettative erano state disattese.

Nonostante ciò avevo sotto i piedi un pozzo degno di tutto rispetto: un 52 meraviglioso!

Durante la discesa mi accorgevo come l’acqua che prima accarezzava quella nobile parete aveva creato delle splendide concrezioni, la roccia era stata plasmata in modo cosi delicato da sembrare “morbida”.

Tanto era lo stupore, l’incanto…non si poteva fare a meno di apprezzare il modo in cui la natura aveva lavorato durante i millenni.

Penso, dopo aver vissuto più volte queste emozioni uniche, che a volte l’ignoto non è un limite, come spesso crediamo, ma l’inizio, la nascita di un qualcosa.

Serena

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